La radura

Scritto da Evk. Postato in Facebook

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Camminavano oramai da quasi un’ora ed erano saliti parecchio, quando una mano sulla spalla gli fece capire che doveva fermarsi. La benda gli fu tolta e Lovo rimase quasi senza fiato.

La radura in cui si trovavano costeggiava il fianco roccioso di un’alta collina, nel quale si apriva l’ingresso di quella che doveva essere la Grande Tana. Il prato non era particolarmente fiorito, vista la stagione, né molto rigoglioso, e la vegetazione esprimeva la malinconica tristezza dell’inverno. 

Ma allo stesso tempo era così… naturale!

Come se improvvisamente si fossero ritrovati in un’epoca passata, dove la mano dell’uomo non aveva ancora modellato il proprio ambiente, in meglio o in peggio. Lovo aveva la netta sensazione di trovarsi in un luogo del tutto incontaminato, anche se capiva l’assurdità dei suoi stessi pensieri.

L’aria era la medesima che avrebbe respirato a qualche chilometro di distanza, i satelliti erano sempre tutti in orbita sulla sua testa, qualunque hoverfly o drone volante sarebbe potuto atterrare facilmente su quel ripiano. Eppure, anche se riusciva razionalmente a pensare ad una situazione del genere, non riuscita per nulla ad immaginarla. Il luogo possedeva un’armonia basilare, sostanziale, un equilibrio di forme e colori: infinite sfumature di verde e marrone, là dove il bosco rinasceva dalla radura, colori pastello dal giallognolo al rossastro nel prato ricco ed incolto, lo stesso cielo plumbeo con i suoi bianchi e grigi sfumati alternati all’indaco e all’azzurro degli squarci fra le nubi. 

E poi gli aromi così vari e penetranti, i rumori sottili della brezza fra le foglie e le piante selvatiche, i ronzii degli insetti e i fruscii sul terreno adesso chiaramente avvertibili, come se Lovo stesso fosse diventato all’improvviso parte del quadro naturale che gli causava quello strano groppo alla gola, quel senso di perduto e ritrovato, la strana commossa tristezza e insieme gioia di un ritorno a casa dopo anni di assenza.
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