Sogno

Sono in macchina insieme a mio padre, stiamo viaggiando in una valle in mezzo a colline verdeggianti e cerchiamo la strada per andare verso la città. Per qualche motivo mio padre è convinto che la valle sia chiusa, senza uscita. Ma uscendo da una curva intravedo la pianura in lontananza. È evidente che la strada che stiamo percorrendo porta laggiù, quindi lo incoraggio a proseguire.

Improvvisamente, un'altra curva e, dietro un'ennesima collina, spunta una torre. Alta, almeno un 2 / 300 metri e ben proporzionata, struttura conica tronca ma con linee molto moderne, non si capisce se sia fatta d'acciaio o ceramica, ha dei colori che viaggiano fra l'oro e il marrone chiaro, bellissima.

Non faccio in tempo ad indicarla a mio padre che il panorama si allarga e rimaniamo entrambi senza fiato.

Torri e torri, la maggior parte in costruzione, rispetto alle quali la prima era la sorellina minore (Miyazaki, che combini al mio immaginario), alcune forano le nubi.

"Il progetto Babele!" - esclamo e poi, porca miseria, mi sveglio.

Nabu

Edoardo Volpi Kellermann e Progetto Montecristo sono da oggi ufficialmente rappresentati da Nabu - International Literary Agency

Cos'è The Montecristo Project

  • È un romanzo-mondo.
  • È un progetto cinematografico.
  • È una collaborazione di più menti.
  • È un insieme di storie d'amore. Vero.

  • È un bel librone, ma di quelli che ti diverti.
  • È una riflessione su vita, scienza e coscienza.
  • È l'inizio di una guerra.
  • È zen.

  • È un balzo in avanti.
  • È una partitura orchestrale.
  • È qualcosa che non ti aspetti.
  • È il primo di tre romanzi.
  • È affamato e folle.

  • È facile ma non semplice.
  • È l'arcipelago toscano.
  • È scienza di confine.
  • È adrenalina pura.
  • È 42 capitoli.

  • È molte altre cose.

Eva

Tanti buoni ingredienti, qualche cliché di troppo
  • C'è il robot maggiordomo che ricorda molto Robin Willams ne "L'Uomo Bicentenario".
  • C'è lo studio dell'intelligenza emotiva e un discreto sense of wonder.
  • C'è un'ottima computer-grafica, molto creativa.
  • C'è una tecnologia fantascientifica resa normale, accettabile, in un mondo molto simile al nostro (forse un po' troppo, le auto stile anni 90 con i motori elettrici stonano un poco).
  • C'è una ragazzina di una bravura recitativa tale da lasciare un poco in ombra gli adulti.

Passiamo ai cliché

  • Ci sono gli scienziati incredibilmente intelligenti e creativi che si comportano come ragazzini immaturi nelle relazioni umane. Anzi, come dei perfetti idioti. L'attegguamento del protagonista in certi momenti ispira allo scrivente una reazione violenta: e questi sarebbero esperti di intelligenza emotiva?
  • La problematica centrale, ovvero la coscienza artificiale, viene trattata come una semplice somma di parti (qui c'è il modulo dell'aggressività, qui quello dell'orgoglio). Una tale semplificazione, già superata negli studi attuali, porta quello che dovrebbe essere il tema centrale… in periferia.
  • La soluzione è la rinuncia, del tipo "meglio che l'uomo non giochi a fare Dio." Molto anni 50, ottima come pistolotto finale nel "Pianeta Proibito", ma ne è passata d'acqua sotto i ponti… Oggi sarebbe auspicabile un approccio più articolato.

Spoiler

Proprio non si capisce il senso di chiamare il protagonista a lavorare su un progetto che, alla fine, si rivela essere già stato ampiamente superato. Né si comprende la decisione di tenere nascosto tale superamento proprio a chi dovrebbe risolvere i problemi rimasti insoluti.
Se non per esigenze di trama. Ma quando le esigenze di trama superano la coerenza della storia, il tutto diventa forzato.

Conclusione

La fantascienza europea soffre ancora dell'ansia da allegoria, della sindrome del "messaggio a tutti i costi", cadendo come al solito del polpettone didascalico. Peccato, perché dalle premesse poteva venirne fuori un gioiellino. Comunque da vedere.

EVA - Film del 2011

Ingresso V

Ad una prima, superficiale, occhiata, Ingresso V poteva ricordare un'antica piattaforma petrolifera, ma priva del groviglio di tubazioni che caratterizzava tali strutture.

Un solo, grande, cilindro ne occupava la parte centrale, sprofondante nelle acque agitate dal maestrale, fortunatamente non molto violento quella mattina. Sul cilindro si arrampicavano, partendo da una certa distanza, nove colonne, ognuna abbastanza spessa da contenere agevolmente il catamarano da trenta metri con il quale si stavano avvicinando da Nord Ovest, per sfruttare il vento in poppa. Le colonne compivano una sorta di spirale intorno al cilindro, con tratti diritti alternati a curve nette, salendo con un'inclinazione di quarantacinque gradi e avvicinandosi fino a convergere sulla cima, dove la parte centrale si stringeva gradualmente fino a diventare sottile in modo inquietante.

Dal basso non si poteva distinguere ma il dottor Dante sapeva che la punta, fatta di un super-materiale dal nome impronunciabile, era effettivamente molto sottile, fino ad arrivare a un solo atomo di spessore, tanto che intorno ad essa era stato creato un campo elettrico, al solo scopo di impedire che qualche uccello imprudente andasse a conficcarvisi. Sapeva anche che i motivi di tale sottigliezza, così come del numero delle colonne, erano fisici, non estetici.