Galassia Relazionale

(...) [la dottoressa Besson] Disegnò una serie di cerchi con le dita sulla superficie della lavagna, che automaticamente li rese perfetti e tutti della stessa dimensione. Iniziò a collegare il cerchio centrale con quelli che lo circondavano.
- Ognuno di noi è al centro di una rete di conoscenze.
(...)
- Quindi nella mia mente esiste una rappresentazione molto accurata del professor Montalcini, dei suoi comportamenti abituali, del suo aspetto, del suo modo di interagire con me e con gli altri, dell'evoluzione del nostro rapporto prima come compagni di corso, poi come colleghi, infine come amici.

La professoressa Besson disegnò un piccolo rombo vicino al cerchio che la rappresentava, ponendolo sulla linea che lo collegava col cerchio di Montalcini, e lo unì a quest'ultimo con una linea curva e discontinua.
- Tale rappresentazione ovviamente è solo una mia interpretazione - continuò - dell'essere umano che il professor Montalcini effettivamente è, mediata dalla mia particolare visione del mondo e dalla mia simpatia più o meno intensa per lui, ma risulta comunque una fonte dati completa e preziosa e, in buona parte, oggettiva, almeno a livello percettivo.
Tale interrelazione è reciproca, quindi anche in lui esiste una rappresentazione simile di Amelie Besson.
Disegnò un secondo rombo sempre sulla stessa linea di relazione, ma questa volta vicino al cerchio del professore.
- Per comodità potremmo chiamare queste rappresentazioni Avatar Soggettivi, anche se questa definizione sembra confutare quanto detto sul loro valore di obiettività, ma per adesso non preoccupiamocene. Invece vediamo cosa succede se applichiamo questo principio all'intero sistema.
Attraverso un «copia e incolla intelligente» applicò l'operazione allo schema sulla lavagna. Adesso si era formata una ragnatela di cerchi uniti l'uno all'altro con linee più o meno sottili, ognuna contenente due rombi collegati al cerchio opposto.
- Questa che vedete è una Galassia Relazionale. Ai tempi di Facebook veniva costruita dagli stessi utenti, spesso aggiungendo persone a caso e fornendo immagini di sé stessi quantomeno idealizzate. Ma oggi attraverso la scansione cerebrale volontaria possiamo costruirla in modo enormemente più completo e attendibile, perché il cervello non mente. 
(...)
- Facciamo un passo avanti. Cosa succede se mettiamo in relazione i differenti Avatar Soggettivi di una persona? Che avremo altrettante sue rappresentazioni da punti di vista differenti, provenienti da altre persone in relazione più o meno forte con essa, a loro volta rappresentate da altrettanti Avatar Soggettivi nella sua mente. Otteniamo in questo modo una Rappresentazione Multipla.
Unendo con delle linee ondulate i piccoli rombi e moltiplicando la struttura iniziale fino a coprire un campione di circa cinquecento soggetti, la professoressa Besson adesso aveva creato una intelaiatura articolata ed elegante, che ricordava effettivamente una galassia, ma anche un'astratta forma frattale e, alla fine, le reti neurali all'interno dello stesso cervello.
- La Rappresentazione Multipla Estesa è il risultato che otteniamo considerando l’Avatar Soggettivo che ogni soggetto ha di se stesso. Ovviamente un primo step molto interessante è il paragone fra l’Avatar Soggettivo proprio e quelli altrui. Ma non finisce qui, perché possiamo esaminare anche la relazione che intercorre tra le *discrepanze* fra i differenti Avatar di una stessa persona e le *similarità* fra le persone che hanno creato le rispettive rappresentazioni. E viceversa.
(...)

Frammenti

(...) I frammenti di Lucy adesso roteavano, vorticavano e roteavano in quel cielo multi-prospettico e allucinante, qua e là condensandosi, creando grumi di essere che subito si scioglievano nuovamente in quel Nirvana forzato. E più si sforzava di ricordare, di riformare sé stessa, più quella trappola così sadica la disperdeva ai quattro venti.

Le urla si erano ridotte a un sussurro oramai, ma anche il rumore era scemato e Lucy stava arrendendosi, senza più forze, svuotata da ogni stimolo, dimentica della sua missione, del tutto annullata. Il torpore divenne calore, come quanto si muore di freddo sotto la neve. (...)

Il grattacielo

Seguendo il suo sguardo, Carlo osservò il cielo e le nuvole che, spinte da un vento insolitamente vivace per quella stagione, si arrotolavano e s’incirrivano intorno alle strutture più alte del grattacielo, simile a un enorme tronco spiraleggiante con decine di rami, che gradualmente diventavano orizzontali.

Era tutto ricoperto da forme di vegetazione selezionate a seconda dell’altezza dal suolo, a partire dalla flora erbacea palustre tipica della pianura, su su attraverso biancospini, pioppi, frassini, salici bianchi, olmi e farnie maestose, fino ai primi sempreverde alpini con il relativo sottobosco. I suoi occhi percorsero dall'alto verso il basso quella vera e propria enciclopedia vegetale vivente, fusa con la struttura del palazzo grazie a terrazzamenti e piattaforme, con autentici torrenti e cascate nascenti dalle sezioni più elevate.

La sede milanese dell’UFE era ormai considerata a livello mondiale il modello per eccellenza dell’Architettura Bio-Dinamica. Un albero di alberi, una città nella città, che riusciva a fondere la bellezza delle linee semplici con quella delle forme frattali.

Libera Isola di Torvalds

(…) L'isola pareva allo stesso tempo elegante e non finita, come una scultura ancora in fase di creazione nello studio di un artista. Marx vedeva arte ovunque, creatività espressa con libertà ma seguendo sempre delle linee fondamentali, che impedivano gli eccessi.
Non sapeva perché, ma gli venne in mente Venezia, anche se il paragone non era affatto calzante, almeno per lo stile costruttivo. Da piccolo amava molto creare complesse costruzioni con il Lego e adesso, su quell'isola, ritrovava quasi le stesse impressioni e sensazioni, ma moltiplicate di un fattore cento.
Pura architettura frattale - pensò improvvisamente.

Le forme non erano mai ben nette e definite, le stesse curve parevano formate da infinite piccole rette, come delle coste ricche di minuscole insenature, tanto che non si distingueva chiaramente il liscio dallo scanalato, mutando entrambi a seconda della distanza di osservazione.
Ogni forma pareva allo stesso tempo slanciata verso l'esterno e ripiegata su se stessa, quasi che lo slancio scaturisse ogni volta da un movimento interiore. I materiali più vari, dal legno alla ceramica, dal cemento al metallo, erano fusi in modo bizzarro con elementi naturali, come prati, cespugli, alberi, con un certo gusto estetico che sconfinava spesso nell'ironia e in un'esaltante ma controllata follia alla Salvador Dalì. (…)

Scrivere un libro…

…è un atto di amore vero.

E come sempre nell'amore vero, ciò implica fatica, impegno, dedizione ed anche, talvolta, sofferenza.
Come quando si è innamorati, non si può stare lontani dal proprio libro, neppure nei momenti in cui troviamo l'impegno pesante, insopportabile.

Spesso è proprio in quei momenti che nascono le idee migliori.