20260803 Angelo Messina
Il secondo volume di questa avvincente saga, si fa leggere rapidamente perché coinvolge e “prende”. Nonostante il ritmo incalzante si percepisce che il bello deve ancora arrivare: un vero “page turner”.
The Montecristo Project
È molto che devo completare la relazione su La Prima Colonia , finita la parte due, archiviata la parte uno, dimenticata la parte zero. Devo raccontare come lo fa: come il libro soddisfa, o no, le mie aspettative.
La parte problematica del farlo è che, per convenzione, questo tipo di resoconto diventa quasi sempre per chi legge un invito a comprare il libro oppure a non farlo. Una scelta binaria da cui mi dissocio, perché su un’opera di questo calibro i giudizi possono solo essere sfumati. È anche una convenzione in cui potrei ritrovarmi se si trattasse di un libro scritto da uno sconosciuto. Edoardo invece è un amico e io sono fregato; se ne parlo bene sembrerà che gli tiri la volata a prescindere dai meriti. Se ne parlo male, si arrabbierà molto e potrebbe anche avere ragione, perché chi mai può dire di padroneggiare completamente un libro? Se, infine, ne parlo bene ma con qualche riserva, o male con qualche nota positiva, potrò godere del peggio dei due mondi, attaccato da entrambi i lati.
Se consideriamo poi che si tratta del primo libro di tre e che nulla sappiamo degli altri due, figuriamoci. Come giudicare la trilogia della Fondazione di Asimov guardando unicamente a Cronache della galassia. Può succedere di tutto, chissà che personaggi arrivano, vai a sapere che piega prende la vicenda.
Non dovrebbe esistere questo post, in altre parole. Verrà frainteso comunque. Pazienza. Oramai sono dentro. E in fondo quello che ho appena finito di scrivere è una nota positiva.
Sì, perché ho letto La Prima Colonia e non sono sazio. Vorrei sapere dove va a parare la storia, che fine fanno (alcuni) personaggi, chi vince alla fine. Questo primo libro fa succedere un sacco di cose, molte delle quali evidentemente predispongono la scena per sviluppi futuri di cui sappiamo nulla, ora. Questo potrebbe lasciare il lettore lievemente incazzato oltre che a bocca asciutta, se fatto male. Oppure ansioso di proseguire la storia, se fatto bene. È fatto bene.
I personaggi, mediamente, mi piacciono. Alcuni vengono descritti nella loro interezza praticamente subito, altri si svelano progressivamente. La profondità dei caratteri c’è e qualcuno potrebbe svilupparsi in modo intrigante con il proseguire della storia. Nel libro ci sono molti dialoghi, che corrispondono ad altrettante interazioni tra personaggi. Mediamente i dialoghi funzionano e soddisfano. Non tutti gli accoppiamenti dialettici tra i personaggi danno il miglior risultato, come peraltro accade in qualunque libro e soprattutto in libri di queste dimensioni. La lettura tuttavia scorre sempre piacevole.
Le descrizioni funzionano. In alcuni casi molto vivide, in altri più accennate, però ci si immerge volentieri nei vari ambienti della storia, siano angiporti o uffici di autorità ad alto livello. Una parte di ambientazione è autobiografica e, come si può immaginare, è resa magistralmente, da qualcuno che di quei luoghi conosce ogni sampietrino. Dove si passa la soglia del fantascientifico, ovviamente, tutto assume forme più sfumate e mi ci sono comunque ritrovato bene.
Dove, se avessi la capacità di produrre un’opera ad ampio respiro, avrei lavorato diversamente è sul metacontenuto che accompagna la narrazione. La Prima Colonia ha a corredo un’enciclopedia che ne illustra tutta la parte scientifica, parascientifica, fantascientifica e fantastica. L’autore ci ha speso molto in tempo ed energie e il risultato è superbo. Questo si traduce a volte in una certa sollecitudine a inserire nozioni e accenni durante una descrizione che forse non erano proprio necessari in quel momento, potevano arrivare anche qualche attimo dopo, spostano relativamente i termini della narrazione.
In qualche momento il gusto di esporre l’invenzione supera il bisogno effettivo. Per fortuna la lettura prosegue comunque liscia e si riesce a stare sulla vicenda. Il fatto fantatecnico è uno dei pilastri de La Prima Colonia e sono stato attento a non dare spoiler, poiché sviscerare tutto l’apparato tecnologico futuristico che sorregge la trama è uno dei piaceri della lettura di questo libro. Per il mio gusto personale avrei preferito in alcuni punti un approccio più discreto. È un fatto appunto di gusto e l’interpretazione di chiunque altro potrebbe essere diversa.
Tiro le somme. È un’opera prima, piena di valore, con qualche sbavatura, un potenziale narrativo straordinario, tanti enigmi che aspettano di essere affrontati nei prossimi episodi. La domanda, per uno scettico indeciso, è: l’autore ha dato il meglio di sé per poi trovarsi a corto di risorse e di idee nei libri successivi oppure l’opera prima diventa tanto più matura ed efficace quanto più si procede verso il compimento della storia?
Alla fine della lettura de La Prima Colonia tendo a prediligere la seconda conclusione. Questo primo volume merita la lettura e si fa tranquillamente perdonare piccoli difetti di gioventù. Ho la sensazione che Edoardo sia uno di quegli scrittori che migliorano mentre scrivono e che la trilogia sia cominciata bene e proseguirà meglio. A ciascuno la libertà di abbracciare l’esperienza e scoprire quanto sono buoni i buoni e quanto cattivi i cattivi. È una delle cose intriganti del libro. E grazie all’autore per avermi concesso l’anteprima.
Lucio “Lux” Bragagnolo
Pagina originale sul blog macintelligence.org
Quando un autore pubblica un libro lo fa in parte con la speranza che abbia un vero successo, magari di quelli che cambiano la vita, soprattutto quando investe tanti anni nella scrittura di un unico grande romanzo (la cui storia continuerà). Ma questa è solo la parte più “esteriore” del sogno.
Il vero autentico desiderio di un autore è condividere una passione. Con il più alto numero di persone possibile.
Ovvero che chi legge entri nella tua passione come in un mondo, la esplori, la apprezzi o la critichi ma che comunque la veda e ti consideri come autore.
Ecco, Lucio Bragagnolo finora è colui il quale ha espresso più di ogni altro questo talento, che non è un talento da poco: prendere un’opera, smontarla, analizzarla da tutti i punti di vista – magari cogliendo qualcosa che lo stesso autore non aveva colto fino in fondo – rimontare il tutto e scrivere qualcosa che è ben più di una recensione, è piuttosto un James Webb letterario, un telescopio che permette di vedere più lontano – nelle intenzioni – e rendere il tutto più vicino – nelle percezioni.
Insomma, ce ne fossero.
Il secondo volume di questa avvincente saga, si fa leggere rapidamente perché coinvolge e “prende”. Nonostante il ritmo incalzante si percepisce che il bello deve ancora arrivare: un vero “page turner”.
So solo che, chiudendolo, ho avuto la sensazione che le risposte contassero meno delle domande che continuava a lasciarmi. Ed è una sensazione che pochi libri riescono a dare.
Il tema della coscienza, nel rispetto del grande mistero che ancora lo avvolge, è centrale nella trama e viene affrontato da un punto di vista veramente originale. I personaggi, scolpiti benissimo, sono tanti e di notevole varietà.
Il primo “tempo” si è chiuso su una nota trattenuta. Ora vedremo se il secondo si aprirà con un’esplosione sonica che coinvolge l’intera orchestra oppure il tema conduttore si allargherà in un suono più ampio;
Però mi va di segnalarvi un crescendo e una grande apertura (anche d’immagini) che gratifica il lettore negli ultimi capitoli. A tutto ciò aggiungo una nota sulle innovazioni tecniche inserite nel libro dall’Autore.
Il libro fa succedere un sacco di cose, molte delle quali evidentemente predispongono la scena per sviluppi futuri di cui sappiamo nulla, ora. Questo potrebbe lasciare il lettore lievemente incazzato oltre che a bocca asciutta, se fatto male. Oppure ansioso di proseguire la storia, se fatto bene. È fatto bene.
Se amate i colpi di scena questo libro è per voi!
Ogni pagina è Edoardo e la sua vita. Non serve conoscerlo bene, basta leggere la sua bio per rendersi conto di quanto da me scritto.
L’universo de La Prima Colonia è composto da stringhe; per ognuna di queste situazioni c’è una vicenda che si dipana. Come è facile intuire, alla fine le varie stringhe, all’inizio distanti e apparentemente divergenti, si intrecceranno solidamente.
(…) Il libro è talmente ricco di idee che sembra di leggere un romanzo di fantascienza dell’epoca d’oro degli Anni 40 americana, ma con il punto di vista di un autore moderno, privo dì quelle ingenuità e di quelle intenzioni didascaliche che talvolta rendono antiquati i libri che apprezzavamo nella nostra infanzia. (…)
Fantascienza italiana di ottimo livello
Mi sono accostato con grande curiosità poiché sono un discreto conoscitore di fantascienza ma non ho familiarità con le pubblicazioni in lingua italiana
(…) L’intelligenza triplice è stata fare di queste note un ingrediente del racconto invece che un’appendice a fine libro che nessuno avrebbe mai letto, ambientare le note stesse dentro la storia e, la cosa più importante per chi legge, renderle indolori. (…)
(…) Ma per quanto riesco recensirò La Prima Colonia come si farebbe da informatici, anche perché l’autore di informatica ne mastica, al punto di portarne tanta e non inutile ovunque,
nella trama come nella struttura. (…)