20260803 Angelo Messina
Il secondo volume di questa avvincente saga, si fa leggere rapidamente perché coinvolge e “prende”. Nonostante il ritmo incalzante si percepisce che il bello deve ancora arrivare: un vero “page turner”.
The Montecristo Project
Sulla importante rivista digitale internazionale in 95 lingue Innovando.news, il direttore editoriale Gabriele Testi ha pubblicato, il 14 giugno 2022, una completa ed estremamente positiva recensione de La Prima Colonia.
Dalla coscienza artificiale alla tecnica “aumentata”, il primo romanzo di
Edoardo Volpi Kellermann realizza la letteratura del terzo millennio
È un’opera inattesa e intrigante, il primo romanzo di Edoardo Volpi Kellermann, appena uscito per Delos Book, sia in versione digitale (dall’8 marzo) che cartacea (dal 17 maggio).
Innanzitutto per il formato: un libro aumentato, in cui è presente una Wikipedia interna che si sviluppa in parallelo alla trama e dove simboli (“Glifi”) e QRCode rimandano alle pagine di un sito Internet “in perenne sviluppo”, come afferma l’autore, dove a ogni scena verranno integrati ulteriori info, musica, animazioni, “easter egg”.
Il tutto organizzato in modo da non disturbare la lettura lineare, in un tentativo di integrazione dei due mondi (digitale e analogico, virtuale e reale) che ci pare sia riuscito discretamente bene in questa fase iniziale, ma che risulta ancora più interessante come potenzialità di sviluppo con le tecnologie in prossimo arrivo: realtà aumentata, carta elettronica, eccetera.
L’argomento è prettamente fantascientifico, ma neppure troppo: la nascita della prima coscienza artificiale in un futuro laboratorio italiano, scavato sotto l’isola di Montecristo.
La coscienza artificiale è un obiettivo scientifico ancora piuttosto lontano. Quella che attualmente chiamiamo Intelligenza Artificiale è un sistema di complessi algoritmi in grado di imparare, ad esempio, a riconoscere immagini, volti o le frasi pronunciate da un interlocutore umano, ma ancora del tutto incapaci di comprensione semantica, di contestualizzazione, di capire realmente ciò che viene detto o chiesto loro (creando fra l’altro dei problemi e dei rischi sociali molto seri, come lo stesso autore ci spiega nel suo articolo “L’Algoritmo della Stupidità Sociale” pubblicato su Innovando.News).
Ancora non possediamo una teoria scientifica acclarata su cosa sia e su come funzioni la nostra coscienza, la nostra capacità di essere consapevoli di esistere, di pensare.
Ricercatori come Sir Roger Penrose pensano che l’attuale computer algoritmico, costruito sul modello della cosiddetta “Macchina di Turing”, sia del tutto insufficiente al raggiungimento di una cosiddetta “Intelligenza Artificiale Forte”, capace di “pensare su se stessa”, arrivando a ipotizzare un funzionamento del nostro cervello basato direttamente su principi quantistici (tesi tuttora controversa) e la necessità addirittura di scoprire una nuova fisica per poter un giorno raggiungere la capacità di creare un essere consapevole. “The Montecristo Project” in parte si appoggia a questa tesi scientifica.
Nato come sviluppo di un racconto del 1993 che già aveva suscitato l’interesse di un regista italiano e di una casa produttrice internazionale, “The Montecristo Project” è un romanzo di ampio respiro (un “Romanzo-Mondo”, lo definisce Edoardo Volpi Kellermann, molto appassionato di John Ronald Reuel Tolkien) con scene spesso brevi, quasi fulminee, ma sempre curate: si sente che c’è dietro un pensiero maturato per molto tempo.
I protagonisti e le protagoniste danno vita a una trama corale, in una Toscana non molto lontana del futuro (2075-2077) dove l’evidente amore per i propri luoghi d’origine si sposa con una visione storico-filosofica ben più ampia nel tempo e nello spazio.
Il libro è talmente ricco di idee che sembra di leggere un romanzo di fantascienza dell’epoca d’oro degli Anni 40 americana, ma con il punto di vista di un autore moderno, privo dì quelle ingenuità e di quelle intenzioni didascaliche che talvolta rendono antiquati i libri che apprezzavamo nella nostra infanzia.
Edoardo Volpi Kellermann (in sigla “EVK”) sa scrivere e coinvolgere, sa emozionare e intrigare senza indulgere in eccessi: uno stile essenziale che ricorda un po’ quello di Arthur C. Clarke mischiato con gli ironici cambi di prospettiva “all’ultima riga” caratteristici di Roger Zelazny.
Un bel complimento, ce ne rendiamo conto, ma il libro è davvero divertente, di lettura immediata nonostante la struttura narrativa sottostante piuttosto articolata e malgrado la parte “aumentata” del testo, che arricchisce l’esperienza, ma che talvolta potrebbe risultare una distrazione. È anche vero che a una prima lettura si può tranquillamente ignorare.
Insomma, questo nuovo misconosciuto autore promette bene. Vedremo se nelle prossime due parti del romanzo saprà mantenere le promesse.
“The Montecristo Project” descrive un universo narrativo complesso e articolato, multiculturale, né utopico né distopico, ricco di fenomeni riconoscibili come evoluzione di quelli del mondo odierno (e che in qualche caso ha anticipato tematiche assolutamente attuali, visto che secondo l’autore sono idee già concepite nel 2010), ma con problematiche del tutto diverse.
Si pagano ancora le follie climatiche dei nostri tempi ad esempio, ma il problema energetico appare del tutto superato.
In compenso con gli equilibri internazionali totalmente cambiati, si affacciano nuovi rischi e nuove sfide sociali e, sì, pure etiche.
L’etica scientifica e i problemi di diritto internazionale sono fra le tematiche più sentite, insieme a spunti filosofici non banali sul problema dell’essere, della consapevolezza di sé.
I cambi stilistici, volutamente spiazzanti, alternano parti di scrittura classica e moderna, talvolta con sprazzi di sperimentazione, rendendo la lettura dell’opera un’esperienza stimolante, mai banale.
Eppure anche quando parla di concetti complessi – si tratta effettivamente di fantascienza high-tech, o hard che dir si voglia – lo scrittore si lascia seguire senza grande sforzo, probabilmente grazie all’esperienza di educatore e divulgatore scientifico.
Il secondo volume di questa avvincente saga, si fa leggere rapidamente perché coinvolge e “prende”. Nonostante il ritmo incalzante si percepisce che il bello deve ancora arrivare: un vero “page turner”.
So solo che, chiudendolo, ho avuto la sensazione che le risposte contassero meno delle domande che continuava a lasciarmi. Ed è una sensazione che pochi libri riescono a dare.
Il tema della coscienza, nel rispetto del grande mistero che ancora lo avvolge, è centrale nella trama e viene affrontato da un punto di vista veramente originale. I personaggi, scolpiti benissimo, sono tanti e di notevole varietà.
Il primo “tempo” si è chiuso su una nota trattenuta. Ora vedremo se il secondo si aprirà con un’esplosione sonica che coinvolge l’intera orchestra oppure il tema conduttore si allargherà in un suono più ampio;
Però mi va di segnalarvi un crescendo e una grande apertura (anche d’immagini) che gratifica il lettore negli ultimi capitoli. A tutto ciò aggiungo una nota sulle innovazioni tecniche inserite nel libro dall’Autore.
Il libro fa succedere un sacco di cose, molte delle quali evidentemente predispongono la scena per sviluppi futuri di cui sappiamo nulla, ora. Questo potrebbe lasciare il lettore lievemente incazzato oltre che a bocca asciutta, se fatto male. Oppure ansioso di proseguire la storia, se fatto bene. È fatto bene.
Se amate i colpi di scena questo libro è per voi!
Ogni pagina è Edoardo e la sua vita. Non serve conoscerlo bene, basta leggere la sua bio per rendersi conto di quanto da me scritto.
L’universo de La Prima Colonia è composto da stringhe; per ognuna di queste situazioni c’è una vicenda che si dipana. Come è facile intuire, alla fine le varie stringhe, all’inizio distanti e apparentemente divergenti, si intrecceranno solidamente.
(…) Il libro è talmente ricco di idee che sembra di leggere un romanzo di fantascienza dell’epoca d’oro degli Anni 40 americana, ma con il punto di vista di un autore moderno, privo dì quelle ingenuità e di quelle intenzioni didascaliche che talvolta rendono antiquati i libri che apprezzavamo nella nostra infanzia. (…)
Fantascienza italiana di ottimo livello
Mi sono accostato con grande curiosità poiché sono un discreto conoscitore di fantascienza ma non ho familiarità con le pubblicazioni in lingua italiana
(…) L’intelligenza triplice è stata fare di queste note un ingrediente del racconto invece che un’appendice a fine libro che nessuno avrebbe mai letto, ambientare le note stesse dentro la storia e, la cosa più importante per chi legge, renderle indolori. (…)
(…) Ma per quanto riesco recensirò La Prima Colonia come si farebbe da informatici, anche perché l’autore di informatica ne mastica, al punto di portarne tanta e non inutile ovunque,
nella trama come nella struttura. (…)