L’Ente Comunicante
Tutto accadeva in femtosecondi, lampi di pseudo.concetti espressi in proto.linguaggi si intrecciavano in strutture di sublime complessità.
The Montecristo Project
Inseguimento al porto.
Illustrazione di Fabio Porfidia
(…) Improvvisamente un’altra monoruota si affiancò alla loro. – E questo chi è?
Il pilota, il cui volto era nascosto da un casco integrale, fece dei segnali con il braccio indicando loro di spostarsi il più possibile a destra.
– Che ne so! Ma credo sia dalla nostra parte. – Rispose Francesca, seguendo il suggerimento.
La seconda monoruota rallentò e, curvando in un grande cerchio, sembrò perdere qualcosa sul terreno, creando una linea trasversale di colore rossastro, quindi accelerò nuovamente per raggiungerli.
Appena i mezzi degli inseguitori raggiunsero la linea persero il controllo. Due auto si scontrarono fra di loro e capitombolarono entrambe oltre il parapetto del dock, travolgendo anche una delle moto il cui pilota fece un volo di almeno cinquanta metri per rimanere poi, immobile, a terra, mentre una seconda moto veniva investita dal suo mezzo impazzito.
L’auto rimasta ebbe un’accelerazione improvvisa che le permise di avvicinarsi alla monoruota dello sconosciuto. Quando sembrava che stesse per investirlo, questi frenò di colpo, quindi accelerò passando radente la fiancata sinistra. Ci fu un lampo e la parte inferiore e superiore dell’automobile si divisero di netto, come se un’enorme, affilatissima lama l’avesse sezionata in orizzontale, appena sopra le ruote.
La parte inferiore continuò la sua corsa per andare infine a schiantarsi contro una delle gigantesche gru semoventi, mentre quella superiore planò a terra e poi iniziò a rotolare a una velocità tale da disintegrarsi.
Francesca rallentò per accostarsi al loro salvatore, che adesso si era fermato e osservava la fuga degli assalitori.
– Chi sei? Ti dobbiamo la vita.
L’altro si tolse il casco in silenzio.
Era un uomo alto, magro, apparentemente sulla quarantina, il volto dai tratti decisi, i capelli biondi tagliati corti. Ma quello che li colpì fu il suo sguardo, due occhi azzurri che sembravano leggerti dentro.
Senza una parola si rimise il casco, fece un cenno di saluto e partì come il vento, mentre alle loro spalle atterrava l’Hoverfly della squadra di protezione.
The Montecristo Project – La Prima Colonia
Capitolo 7 scena 3: Inseguimento al porto
Illustrazioni di Fabio Porfidia
Tutto accadeva in femtosecondi, lampi di pseudo.concetti espressi in proto.linguaggi si intrecciavano in strutture di sublime complessità.
Questa che vedete è una Galassia Relazionale. Ai tempi dei vecchi social network veniva costruita dagli stessi utenti, che però fornivano immagini di sé quantomeno idealizzate.
L’intera specie umana avrebbe potuto vivere tranquillamente e continuativamente in presenza dell’Ente senza neppure accorgersi della Sua esistenza, o perlomeno senza comprenderne la reale natura.
La trappola si attivò, ma Jin si accorse subito che qualcosa non andava per il verso giusto. Le sue nanomacchine, per ben cinque volte, riuscirono apparentemente a intercettare le tracce…
Francesca continuava ad agitarsi nel piccolo appartamento assegnatole alla cittadella universitaria, passando dalla sedia del tavolo da pranzo al divano, quindi dal divano allo studiolo, infine dallo studiolo al bagno.
Carlo faticava a prendere sonno.
Giaceva sul letto, supino, osservando la Via Lattea che ruotava lentamente sul soffitto e ascoltando in sottofondo l’adagio da ‘L’Autunno’ di Vivaldi.
Marx prese il prezioso libro fra le mani, scacciando il timore di rovinarlo in quanto, come tutti i tomi più antichi, aveva sicuramente subito il trattamento di protezione polimerica.
Fecero l’amore a lungo, come mai era loro capitato, con passione e delicatezza allo stesso tempo, senza più violenza, senza urla o parolacce o grida, come fosse la prima volta.
Freddo, paura, stasi… qualcosa? Un guizzo… […] […] nulla. Sconforto. […] Infinito, eterno, sconforto. […] […] […]
Salendo, anzi crescendo dal terreno, l’edificio si proiettava verso l’alto come un enorme tronco spiraleggiante, da cui sporgevano decine di rami che gradualmente diventavano orizzontali.
Quando c’era vento forte le corde tendevano a vibrare e, dopo anni di studio, erano stati messi a punto dei sistemi di accordatura dinamica che avevano reso famose le ‘case cantanti’.
Mare. Tuffarsi nell’acqua tersa come cristallo, nuotare velocissimi qualche metro sotto, dove i raggi di luce sembrano danzare nello spazio di una cattedrale senza fine e senza fondo.
La ragazza danzava nel bosco, entrando e uscendo dai giochi di luci e ombre che il sole, alto nel cielo, creava fra i rami primaverili.
Napoleone sedeva nella sua tenda da campo, cupo, in attesa del ritorno dei soldati inviati in perlustrazione. Non era riuscito a chiudere occhio per il dolore allo stomaco, tanto accentuatosi negli ultimi giorni.
L’aroma profumato del tè Drago nero si sparse intorno al tavolo, durante il minuto di infusione. Bevvero lentamente il tè. Alla quarta infusione, il mal di testa del procuratore era scomparso.
Un uomo potente, per un’organizzazione potente, in un governo potente: questo era stato per quarant’anni l’Altamente Onorevole Magistrato Zhi Yao, erede di una dinastia antica come la Cina stessa.
Cambiando posizione, ma anche rimanendo perfettamente immobile in determinati punti, l’osservatore avrebbe visto le pareti e il pavimento muoversi lentamente, ma con un movimento irreale che sembra ripetersi all’infinito.
…quello strano insieme di gesti, segni ideografici e disegni proiettati sulla retina dell’interlocutore, ologrammi animati che spuntavano improvvisamente dai microproiettori contenuti nei suoi abiti oppure sparsi per la stanza…
Solo a nord remote e dense formazioni lampeggianti indicavano la presenza di temporali lontani. Il padre del Muto le osservava, in piedi, con le mani appoggiate a uno dei numerosi parapetti.
Protocollo di sicurezza per i Circuiti Nanoquasici – Versione 1.22
A cura del Coordinamento Generale per le Ricerche di Frontiera
Oslo, 14 dicembre 2075
Salta-In-Alto nuotava davanti al gruppo, mantenendo una distanza di diversi metri. Prendeva molto sul serio le sue responsabilità di capobranco ed espandeva il più possibile le sue capacità percettive, alla continua ricerca di
La Libera Isola di Torvalds era divenuta il primo stato apolide semovente, oltre che difficilmente individuabile, forte delle capacità informatiche dei suoi abitanti. Il suo comportamento ricordava quello di una particella elementare (…)
Quando l’Ente iniziò a computare, in alcune sue particolari funzioni, la strategia migliore per raggiungere lo scopo prefissato, ne risultò che avrebbe dovuto muoversi con estrema circospezione. Non avrebbe potuto operare da sola.
Ci fu un lampo e la parte inferiore e superiore dell’automobile si divisero di netto, come se un’enorme, affilatissima lama l’avesse sezionata in orizzontale, appena sopra le ruote.
Portavano tutti al polso destro un braccialetto olografico che sparava in giro il nome della banda in lettere multicolori: I Tigrotti.
Francesca li osservò a metà tra apprensione e divertimento.
Nanobot Piccole figure su uno sfondo nebuloso.I minuscoli movimenti, tanto rapidi quanto impercettibili, trasmettevano le informazioni all’interno della colonia dei costruttori, formata da ottanta milioni di unità, con uno scarto di circa diecimila
Spulciato Home – La Prima Colonia Pagina degli assaggi Altri assaggi del libro
Il Muto (…) Il Muto aveva quel modo di guardarti fisso, intenso, che sembra scavarti nell’anima ma con gentilezza, come il bisturi del chirurgo che vuole salvarti la vita, con quei suoi occhi azzurri,
Il sogno (…) Si fermò, stupefatto per l’assenza assoluta di fatica, accanto a un torrentello che scorreva lambendo un grande masso, caduto dall’altura soprastante chissà quanto tempo prima e sul quale una quercia
La faglia (…) Una faglia dormiente nella crosta continentale subì una pressione repentina e si agitò, come un’enorme bestia che si risveglia dopo un lungo sonno e scuote le spalle. Il fondo marino